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L’ESPRESSO del 8 aprile 2011 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  News
L’iPad 2: consigli per l’uso
 
Grazie a una fantastica applicazione, può trasformarsi nel cartello ‘Torno subito’ da appende alla porta. In alternativa, c’è il segnale orario in torinese, l’archivio delle analisi del sangue di tutti i gatti d’Europa e il prete virtuale che ti assolve se passi a Tim. Il lancio sul mercato del nuovo iPad ha colto impreparati gli utenti, alcuni dei quali erano ancora in coda per comperare quello vecchio. Steve Jobs ha voluto rassicurare i possessori di iPad 1, spiegando che presto saranno incazzati anche i possessori di iPad 2 perché tra quindici giorni uscirà iPad 3. E così via. Le differenze. Nel nuovo modello sono cambiati Photo booth, Smart cover, Chip dual core, Key board, Jailbreak, Multi touch, Cpu, Gpu, Ram, Pop, Soc e Ciaf. Lo stesso Steve Jobs ha garantito che a ciascuna di queste caratteristiche tecniche e di queste funzioni verrà presto attribuito un significato, perché la ricerca Apple non conosce tregua. Gli utenti più smaliziati, nel frattempo, scoprono qualità inedite della tavoletta: lasciandola fermentare in acqua e sale per una settimana assume la morbidezza di una lasagna e può essere comodamente ripiegata in una tasca. Psicologia. Come tutti gli apparecchi di nuova generazione, iPad 2 ha migliaia di funzioni, ma l’utente medio usa solo le tre principali, che sono On, Off e Vaffanculo quando non riesce a capire come accedere alle altre. Questo stato di frustrazione deriva dal complesso di inferiorità degli esseri umani rispetto alla tecnologia, ma Steve Jobs assicura che tutto si sistema non appena l’utente si rende conto di essere effettivamente inferiore, mettendosi il cuore in pace. È comunque in funzione un call-center di assistenza psichiatrica, consultabile solo attraverso iPad 2. Dai test sperimentali emerge questa conversazione tipo: "Buongiorno sono Deborah, in che cosa posso aiutarla? Pronto? Mi sente? No, non tocchi il Bloom… Ma che fa? Lasci stare il Fif, per carità… Pronto? Guardi lo schermo, per cortesia… No, quello è il retro, signore, giri il suo iPad… Mi sta ascoltando? La prego, smetta di brancicare istericamente sulle applicazioni… No! Si fermi! Non lanci la tavoletta contro il muro! La funzione Thud non è ancora in dotazione! Signore! Signore, mi sente? Pronto?". Applicazioni. Di serie: la doppia fotocamera per fotografare te stesso mentre fotografi chi ti sta fotografando, lo speciale navigatore pedonale che ti fa camminare solo sui meridiani e i paralleli, la possibilità di trasformare iPad 2 nel cartello "torno subito" da appendere al pomello della porta. Ma sono molte migliaia le applicazioni aggiuntive che vanno a ruba tra gli utenti di iPad. Si va dal segnale orario in torinese al confessionale elettronico, con il prete che ti assolve se passi a Tim, alla connessione fissa con le aste di arazzi del Seicento di tutto il mondo, all’archivio delle analisi del sangue di tutti i cani e i gatti d’Europa, al manuale per la manutenzione delle targhe automobilistiche rovinate dall’usura, più altre infinite occasioni di contatto umano, socializzazione, cultura. Marketing. Gli utenti tipici di iPad si dividono in due tipologie precise: il professionista quarantenne urbano abbiente e il bambino di sette anni. Nei test attitudinali rispondono nello stesso identico modo, tanto che gli esperti di marketing di tutto il mondo hanno ormai parificato le due categorie, allestendo campagne promozionali unificate. Lo slogan è "Bello iPad! Tanto bello! Compra! Compra subito!". È stato giudicato un po’ troppo elementare dal bambino di sette anni, ma accolto con entusiasmo dal professionista quarantenne urbano. Smaltimento. Che fare di iPad 1, dopo l’uscita di iPad 2? La tavoletta non è facile da smaltire: i rifiuti elettronici sono così inquinanti che i gabbiani, quando ne ingoiano uno in una discarica, per tutta la vita fanno inversione a U alla prima rotonda. Alla domanda "come riciclare un apparecchio obsoleto, grosso come una piastrella?", Steve Jobs ha dato una risposta all’altezza della sua fama di guru: "La domanda contiene già la sua risposta. È grande come una piastrella? Non mi dite che non avete un bagno o una cucina da piastrellare". 

LA STAMPA del 10 febbraio 2011 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  News
Anche gli italiani scoprono i vantaggi di scambiarsi le abitazioni: vacanze da sogno, ma low cost
 
Se al vostro arrivo la casa non vi sembra all’altezza delle vostre aspettative evitate le recriminazioni: un po’ di tolleranza è le regola base di ogni perfetto «scambista».
 
Un modesto bilocale nella prima periferia di Milano, vista tangenziale, in cambio di una villa extralusso con tanto di piscina e governante nel cuore dell’Australia. Un piccolo casolare nell’Oltrepo pavese invece può valere un week-end a Valencia, Barcellona, Oslo, Parigi, ma anche un paio di settimane in California. Per dieci giorni alle Hawaii invece può bastare una villettina a schiera nella provincia bolognese.
 
Io do una casa a te, e tu dai una casa a me: eccolo il baratto globalizzato delle vacanze a costo zero. A patto di trovare il coraggio di lasciare il proprio amato tetto in mano altrui, di non essere troppo schizzinosi nel sapere che qualcuno dormirà nel tuo letto e di non fare scenate isteriche se nella cucina dell’abitazione scelta manca il forno a microonde o se in bagno non c’è il bidet.
 
Un po’ per merito della crisi e un po’ per il desiderio di viaggiare in un modo diverso, meno turistico e più immerso nelle realtà che si vanno a visitare, anche in Italia sta esplodendo la passione per lo scambio di casa. «Quest’anno gli italiani hanno fatto circa 8 mila scambi, e i nostri soci stanno aumentando di mese in mese: attualmente sono più di 1600», spiega Cristina Pagetti, responsabile di www.scambiocasa.com, divisione italiana di Home Exchange, la maggior associazione mondiale con i suoi quasi 40mila iscritti. «Gli Stati Uniti rimangono la meta preferita insieme alle maggiori capitali europee, mentre ultimamente sta tirando tantissimo l’Australia. Noi italiani siamo comunque fortunati poiché la nostra nazione è la più richiesta dagli stranieri, quindi è facilissimo fare "buoni affari": in cambio di case assolutamente normali si può davvero passare le vacanze in ville e in luoghi da sogno».
 
La coppia di pensionati che ha tempo ma non tanti soldi, la famiglia numerosa che non vuol rinunciare a un bel soggiorno, il single che non sopporta la vita da hotel o l’artista che deve vivere per qualche giorno all’estero: non esiste lo «scambista» standard. L’iter è semplice: dal sito ci si iscrive all’associazione versando una quota di 84 euro all’anno, si realizza un profilo dettagliato della casa e in un attimo si è inseriti nel catalogo virtuale.
 
Con un sano principio di buon senso turistico: fai al tuo ospite quello che vorresti che lui facesse a te.
 
IL GALATEO
1. Gli oggetti fragili
Meglio riporli in una stanza chiusa o in un armadio per evitare spiacevoli sorprese.
2. In bagno
Lasciare saponette nuove, confezioni di shampoo, bagno schiuma e asciugamani puliti è una gentilezza molto apprezzata.
3. Bambini
Se sapete che la famiglia ospite ne ha, fate trovare qualche giocattolo per i piccoli.
4. La cortesia
Se gli ospiti arrivano di sera, lasciate una bottiglia di latte in frigo, con pane e caffè per la prima colazione.
5. Le istruzioni
Devono essere dettagliate e scritte chiaramente su un foglio di carta: dall’uso della caldaia all’eventuale impianto di irrigazione in giardino.
6. Numeri utili
Lasciate un elenco dei telefoni per le emergenze, dall’idraulico al Pronto soccorso.
7. Le pulizie
Ci si accorda in anticipo, ma prima di andare via è buona norma lasciare la casa in ordine e pulita.
8. Gli animali
Se ve ne sono, il proprietario della casa può chiedere di assisterli durante la sua assenza.
9. Ringraziamenti
Al termine del soggiorno è bene lasciare due righe di saluto e apprezzamento ai padroni di casa.
10. Accontentarsi
Se al vostro arrivo la casa non vi sembra all’altezza delle vostre aspettative evitate le recriminazioni: un po’ di tolleranza è le regola base di ogni perfetto «scambista». 

L’ESPRESSO del 11 febbraio 2011 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  News

E ora, un bel dazio comunale


Il federalismo costruito con una cascata di imposte locali apre la strada alla fantasia degli amministratori. Si prevedono tariffe doganali tra Lecco e Treviglio e una tassa sbrisolona per la tutela della lingua cimbra

Quando il federalismo fiscale, dopo un agile iter di legge durato diciannove anni, sarà finalmente in vigore, anche i Comuni potranno finalmente imporre nuove imposte. Vediamo le principali.

Imu Qual è la differenza tra l’Ici, che era appena stata abolita, e l’Imu? Lo ha spiegato, con la consueta chiarezza, il ministro Tremonti: "L’Ici era una tassa comunale sulla casa, l’Imu invece è un’imposta comunale sulla casa". L’Imu (acronimo di Ici Mutata) servirà ai sindaci per pagarsi il viaggio a Roma, dove mettersi in coda con la mano tesa davanti al ministero delle Finanze per chiedere soldi per gli stipendi dei dipendenti comunali.

Tassa di soggiorno Perché tassare solo le abitazioni, e non anche gli abitanti? Entra in vigore una nuova tassa di soggiorno. Per garantirne l’equità, sarà proporzionale all’ingombro di ogni cittadino, che deve consegnare al geometra comunale una planigrafia dettagliata del proprio corpo, con numero di scarpe, giro-vita, peso e altezza. Su suggerimento del presidente del Consiglio, le tette saranno considerate superficie accessoria.

Tassa sui rifiuti È stato approvato un emendamento dell’onorevole Bragagnon (Lega Nord) secondo il quale non è corretto che la tassa sui rifiuti venga pagata in blocco nel solo Comune di residenza, sottraendo risorse ad altri Comuni che quei rifiuti hanno contribuito a produrre. Per dimostrare la validità della sua tesi, Bragagnon ha rovesciato sul tavolo della commissione Finanze il suo sacchetto della pattumiera, contenente croste di fontina valdostana, gusci di vongole adriatiche, un femore intero di chianina, torsoli di mela del Trentino e due preservativi cinesi. D’ora in poi ogni famiglia dovrà radunare i rifiuti a seconda della provenienza, pesarli, compilare l’apposito modulo ("Autocertificazione dei rifiuti federali") pagando in proporzione a ciascuna località d’origine una quota dell’imposta oppure, a scelta, riportando ogni rifiuto nel cassonetto della città di provenienza. 

Dazio La grande quantità di pese pubbliche inutilizzate ha dato l’idea al senatore Bragagnin (Lega Nord) di reintrodurre il dazio comunale, provinciale e regionale, fonte preziosa di sostentamento per gli enti locali. In una prova simulata, trasportare un furgone di legna da ardere da Verona a Mantova consente di effettuare ben sedici soste in altrettante pese pubbliche, pagando altrettanti modesti dazi a un doganiere in costume tradizionale (giustacuore, cappello piumato, spadino e fiasca di vino alla cintura). Bragagnin ha chiesto e ottenuto che ogni pesa pubblica, insieme al bigliettino recante il peso del carico, dia in omaggio un simpatico cartiglio con un proverbio dialettale. 

Tassa Sbrisolona È un’iniziativa del deputato leghista Bragagnel, molto popolare alla Camera per i suoi pittoreschi interventi in difesa della minoranza cimbra, effettuati con l’elmo cornuto e bevendo sorsate di grappa da un otre di stomaco di capra. La comunità cimbra è composta dallo stesso Bragagnel e dal cognato. Si tratta di limare da ciascuna delle trentadue imposte locali qualche centesimo, metterli tutti insieme e formare una unica torta fiscale, destinandola alla salvaguardia della lingua cimbra. Secondo gli studiosi il cimbro va tutelato perché è l’unica lingua al mondo che consta di una sola parola (Uga!), che assume significati diversi a seconda del tono e del volume.

Correttivi Le strumentali proteste dell’opposizione per il preoccupante aumento delle imposte federali sono state facilmente disinnescate dal vicepresidente della commissione Finanze, il leghista Bragagnol, che ha osservato come la saggezza popolare già possieda lo strumento opportuno per fare fronte alla nuova situazione: l’evasione fiscale. "Va regolamentata", ha però ammesso Bragagnol, "perché non è giusto che chi evade di meno, danneggiando la collettività, possa farla franca".

L’ESPRESSO del 11 giugno 2010 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  News

 

Povero Saviano tra Fede e Califano

 


Marco BorrielloMarco Borriello


Dopo il calciatore Borriello, anche la cantante di pianobar Priscilla e il ventriloquo Jack Tabarini insieme al suo pupazzo Sbrendolo hanno criticato pubblicamente Roberto Saviano. Le accuse sono le più varie e fioccano ormai da tutta Italia. La principale è di avere tradito la fiducia del pubblico rimanendo ostinatamente in vita nonostante l’implicita promessa di morire eroicamente. 
"Questo discusso atteggiamento dello scrittore della Bassa Italia", spiega su "Libero" il columnist Gino Mica, "non può mica essere di esempio ai nostri giovani, che chiedono coerenza e mica chiacchiere. Se uno non ha mica le balle di ferro, allora mica deve mettersi in mezzo a dire e a fare che lui qui e lui là. E il popolo queste cose mica le manda a dire". Seppure malvisto da molti lettori per i suoi eccessi di intellettualismo, Mica è considerato il più autorevole commentatore di area leghista. Ma vediamo di aggiornare l’elenco degli attacchi a Saviano.

Califano Il popolare Califfo, pur manifestando una certa simpatia per chi dedica tanta attenzione alla malavita, ha espresso una affettuosa critica a Saviano: "Parlare male di Napoli è troppo facile. Perché non ha parlato male della Norvegia? Non lo fa nessuno, sarebbe stato più originale".

Un passante Intervistato da "Studio Aperto" nella rubrica di approfondimento "Venti secondi", un passante di Tivoli che stava uscendo da una tabaccheria ha dichiarato: "Non saprei, quale libro? 
Non conosco Sogliano, scusi ma la telecamera è accesa?". La cartomante e psicologa di "Chi" Tatiana Maroscia, presente in studio, ha commentato che la popolarità di Saviano è in evidente calo.

Un altro passante
 Intervistato dal Tg5 nella rubrica di approfondimento "Trenta secondi, in casi eccezionali addirittura quaranta", un passante di Tivoli che stava entrando in una tabaccheria ha risposto: "Ma l’ho già detto ieri alla sua collega, non so di che cosa parlate, chi è questo Taviano?". Il conduttore in studio ha sottolineato l’impressionante aumento delle opinioni contrarie a Saviano tra gli italiani. 

Sempre un passante Intervistato dal Tg4 nella rubrica di approfondimento "Fede spiega Fede", un passante di Como che fumava davanti a una tabaccheria ha dichiarato: "Ma allora è una persecuzione! Ieri ero a Tivoli, oggi sono qui a trovare dei parenti, possibile che dovete chiedere sempre a me chi è questo Mariano?". Emilio Fede, appena riavuta la linea, ha dichiarato chiuso il caso Saviano: "Non lo conosce nessuno. Se ne è parlato anche troppo".

Gli astri L’astrologo Gianni Masulich, rispondendo a un’ascoltatrice radiofonica che gli chiedeva l’oroscopo di Paola e Chiara, ha risposto che Paola e Chiara, secondo gli astri, avranno un mese di giugno fortunato, qualche piccolo guaio sentimentale e svilupperanno una forte antipatia personale per Roberto Saviano, i suoi libri e i suoi lettori.

Roberto Salviano È lo pseudonimo scelto da un giovane scrittore di Pozzuoli, autore del recentissimo caso editoriale "Go! Morra", un romanzo sulla camorra uscito il mese scorso, praticamente identico a "Gomorra" salvo che per un dettaglio: tutte le storie sono ambientate a Pozzuoli. Salviano accusa Saviano di averlo copiato di sana pianta.

Fausto Rattini Tartini Con un articolo sul "manifesto" l’anziano e indomito critico (espulso dal Gruppo 63, pur essendone fondatore, a causa dei suoi feroci attacchi al documento costitutivo, da lui scritto) attacca Saviano per avere confuso testo e paratesto, in un contesto influenzato dal pretesto. L’accusa, considerata gravissima, ha prodotto una feroce disputa tra i lettori del quotidiano comunista, i redattori, i direttori in carica e gli ex direttori. L’intero carteggio sarà raccolto in un numero speciale del "manifesto" che andrà in edicola al prezzo politico di 2 mila euro
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L’ESPRESSO del 18 marzo 2011 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  News
Gli inconvenienti dell’energia pulita
 
Le autorità giudicano strumentali le polemiche sulla pericolosità di una centrale atomica in zona sismica: "Se uno cade dal balcone mentre precipita si preoccupa di avere il cancro?"
 
Una centrale nucleare franceseL’allarme nucleare in Giappone sta suscitando un profondo ripensamento nelle politiche energetiche di tutto il mondo. Anche il governo Berlusconi ha allo studio una serie di misure, la più urgente delle quali è la separazione delle carriere tra centrali atomiche e centrali elettriche. Ma vediamo gli altri provvedimenti.
 
Accordi con la Francia. Che fare delle otto centrali usate acquistate dai francesi? Montate su ruote e momentaneamente parcheggiate alla dogana del Frejus, attendono il loro destino. Al notevole costo economico, si aggiunge l’inestimabile valore storico: le aveva progettate De Gaulle in persona e il sistema di avviamento a manovella, ancora efficientissimo, strappa sorrisi di ammirazione ai visitatori. Sul grande piazzale del Frejus le centrali francesi, con i caratteristici lucernai in stile parigino e l’anziana concierge che chiacchiera volentieri con i giornalisti in visita, sono diventati un’attrazione per i turisti e un luogo di riparo per i camionisti in attesa, che all’ombra di quei giganteschi camini giocano a tressette.
 
Nucleare domestico. Poiché a grandi centrali corrispondono grandi incidenti, il Cnen suggerisce di minimizzare gli impatti grazie al nucleare domestico, una nuova tecnologia che affida a ogni famiglia la gestione di una centrale casalinga, comodamente collocabile in cucina o sul balcone. Una sola barretta di uranio, da ritirare in portineria, garantisce energia per un anno e potrà essere facilmente smaltita nell’apposito sacchetto di calcestruzzo per le scorie nucleari. Unico accorgimento: i membri della famiglia devono indossare giorno e notte lo speciale scafandro protettivo, abituandosi a muoversi per casa con cautela per non fracassare i mobili, e sopportando l’inevitabile rumore prodotto al piano superiore dai vicini che camminano con le pesanti scarpe di piombo in dotazione. La spettacolare fosforescenza dei palazzi è un fenomeno collaterale che piacerà molto ai bambini.
 
L’Aquila. La nuova centrale atomica dell’Aquila, un prefabbricato costruito a tempo di record e consegnato simbolicamente da Berlusconi all’abitante più anziana della città, la signora Maria, non è mai entrata in funzione a causa di un equivoco: la signora Maria, sorda da diversi anni, ha capito che si trattava di casa sua, ci abita con i nipoti e usa il reattore per cucinare. Il costante odore di minestrone carbonizzato è fonte di continue lamentele da parte dei vicini. La signora Maria si giustifica sostenendo che è molto difficile regolare la temperatura del reattore: "Va benone per gli arrosti, ma per le cotture lente è un disastro. Se me lo dicevano prima, andavo a stare da mia sorella a Grottammare. Questo Berlusconi, ma quante frottole ci ha raccontato?".
 
Pericolosità. Le autorità giudicano strumentali le polemiche sulla pericolosità di una centrale atomica in zona sismica. "Se uno cade dal balcone, mentre precipita si preoccupa di avere il cancro? Si muore una volta sola, ragazzi! E non ci si può occupare che di una disgrazia alla volta". Applicando questa teoria, secondo la quale la somma di diverse catastrofi concomitanti è vicina allo zero, alcuni studiosi sostengono che la centrale nucleare ideale sorge in zona sismica, in bilico su un precipizio, sulla rotta di caduta di un meteorite, in un paese in guerra e in mezzo a una popolazione già affetta da una grave epidemia virale e falcidiata dall’assalto notturno delle bestie feroci.
 
Moda. Il pigiama di cemento armato, per dormire tranquilli anche in caso di radiazioni, sta diventando un vero e proprio status-symbol. Le principali maison italiane fanno a gara per disegnare nuovi modelli. Si va dal pigiama borchiato, con chiavistelli da venticinque chili l’uno al posto dei bottoni (Dolce & Gabbana), al pigiama etnico di Marras, ricoperto da sassi di fiume lavorati a rustico, alla spiritosa interpretazione di Roberto Cavalli, a forma di cassa da morto. 

L’ESPRESSO del 24 marzo 2011 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  News
Sei alleati sette strategie
 
Per la nuova guerra di Libia il ministro La Russa pensa di ricostituire la leggendaria Decima Mas. Intanto la Marinaè pronta a mettere a disposizione la nuova portaerei "Briatore" che fornisce cocktail
 
La crisi libica sta mettendo in evidenza l’impressionante forza d’urto delle potenze occidentali. Sei soli Paesi (Usa, Francia, Inghilterra, Germania, Italia e Canada) sono riusciti a mettere in campo sette strategie diverse, disorientando il nemico. Queste le posizioni in campo.
 
Francia. Sono stati richiamati alle armi i veterani della Legione Straniera, la cui esperienza bellica nel deserto è preziosa. La logistica non è semplice, perché ogni legionario deve essere accompagnato al fronte dalla sua badante. Il loro anziano comandante, il colonnello Jean Pernod, ha promesso a Sarkozy che riconquisterà anche l’Algeria. Polemiche per il cattivo stato di conservazione degli armamenti nucleari: le atomiche francesi sono conservate in caveau sotterranei e molte annate ormai sanno di tappo. Carla Bruni si è offerta di intrattenere le truppe eseguendo la sua nuova ballata "Je suis comme toi, tu est comme moi, trala-lalà, trala-lalà", ma è stata invitata a desistere da una risoluzione delle Nazioni Unite votata all’unanimità.
 
Inghilterra. Gli inglesi sono tradizionalmente favorevoli a qualunque tipo di guerra. Dalla battaglia di Hastings (1066) in poi, sono l’unico Paese al mondo che ha partecipato a tutti i conflitti del pianeta, saltando solo trascurabili episodi locali come la guerra greco-turca a Cipro, ma solo perché il loro ambasciatore a Nicosia, un etilista cronico, aveva dimenticato di spedire a entrambe le parti la dichiarazione di guerra. L’iniziale titubanza del premier Cameron dipende dal fatto che era convinto di essere già in guerra con la Libia da almeno un paio d’anni. I caccia britannici sono celebri per la destrezza dei piloti, che riescono a pilotare l’aereo suonando contemporaneamente la cornamusa. Canada. Ha messo a disposizione le popolarissime Giubbe Rosse, quelle a cavallo e quelle in canoa. Una volta risolte le difficoltà logistiche (bisogna caricare i cavalli sulle canoe) il contingente canadese, pagaiando con vigore, dovrebbe sbarcare sulle coste libiche nel marzo 2013. L’ultimo episodio bellico nel quale il Canada è rimasto coinvolto risale al 1913, quando il derby di hockey tra Toronto e Ottawa si concluse con 12 commozioni cerebrali e tre arresti.
 
Italia. Il nostro principale stratega è Petula Fox, una ex ballerina di lambada nominata da Berlusconi capo di Stato maggiore. "La guerra è una cosa così eccitante!", ha confidato la Fox ricevendo i giornalisti in bikini mimetico, "anche se non si sa mai cosa mettersi!". In una intercettazione, la madre di Petula la rimprovera per non essersi fatta regalare anche lei da Papi un autoblindo, "come quelle altre schifose". L’Italia metterà a disposizione degli alleati anche la nuova portaerei "Briatore", in grado di rifornire di cocktail e tartine le truppe italiane in qualunque luogo del mondo.
 
Usa. Obama sta cercando di mediare tra gli esperti militari del Pentagono, divisi tra falchi (due atomiche su Tripoli) e colombe (una sola atomica su Tripoli). Il generale O’Hara è stato sfiduciato per avere battezzato "Odissea all’alba" un’operazione militare iniziata alle cinque del pomeriggio. Le truppe americane sono attualmente impegnate in una settantina di missioni in tutto il mondo, di alcune delle quali la Casa Bianca non è informata. Obama ha manifestato vivo disappunto alla notizia che una divisione di marines è in Antartide, per fronteggiare una rivolta di pinguini, e un’altra è impegnata a Montmartre dove si sospetta che Bin Laden abbia trovato impiego come portiere d’albergo.
 

Decima Mas. Il ministro della Difesa La Russa avrebbe un asso nella manica: la ricostituzione della gloriosa Decima Mas. L’ultimo reduce, l’ammiraglio Valoroso Valorosi, che a novantasei anni è ancora in grado di attraversare in apnea il Tevere anche se nessuno glielo ha mai chiesto, è alla ricerca di giovani volontari che non hanno nulla da perdere. Sta esaminando i curricola dei ricercatori universitari italiani. 

L’ESPRESSO del 31 marzo 2011 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  News
Ogni regione ha la sua ricetta per una calda accoglienza ai profughi. Si va dai vagoni piombati del Veneto alle tovaglie di pizzo spedite dalla Moratti. Intanto non decolla il ponte Lampedusa-Tunisi promesso da Silvio Berlusconi a Lampedusa
 
Lo smistamento dei profughi di Lampedusa sta provocando un vivace dibattito nel mondo politico. Molte le soluzioni allo studio: dall’affondamento dell’isola con tutto il suo contenuto (Borghezio) fino all’adozione di un magrebino per ogni famiglia pugliese (la proposta è della Regione Lombardia). Vediamo nel dettaglio.
 
Veneto. La Regione Veneto fa osservare di essere strutturalmente impreparata a ospitare i profughi. Mancano i vagoni piombati per il trasporto. Utilizzare i normali treni locali italiani viene considerato inaccettabile dal punto di vista umanitario perfino dalla Lega. Più possibilista la Confindustria, che con l’arrivo di migliaia di immigrati prevede un forte incremento in almeno due importanti comparti: quello del filo elettrificato e quello dei randelli di frassino, caratteristica produzione della Val Pestagna.
 
Lombardia. A sorpresa, la Provincia di Varese ha prenotato 5 mila profughi. Ma si trattava di un equivoco: un funzionario inesperto credeva che i profughi di Lampedusa fossero biscotti tipici, come i baicoli di Venezia e gli amaretti di Saronno. Il sindaco Moratti, con una colletta tra le signore milanesi, ha inviato a Lampedusa 500 tovaglie di pizzo. I profughi le hanno molto apprezzate, pur trovandole un po’ coriacee anche dopo una prolungata bollitura. Mobilitata anche la Compagnia delle Opere, che ha vinto la gara d’appalto per costruire a Lampedusa un enorme ospedale per le malattie degenerative della terza età, diretto da don Verzé e convenzionato con la Regione Sicilia, dove un migliaio di immigrati dovrebbe trovare posto come lungodegenti, in attesa di invecchiare.
 
Sicilia. Impegnata nel settimo rimpasto dal 2009, la Giunta regionale ha offerto a due tunisini, appena sbarcati da un gommone, di entrare in maggioranza per salvare la stabilità di governo, attualmente formato da Noi Sud, Nuovo Sud, Per il Sud, Autonomisti autonomi, Lista Lombardo, Lista Sciumé, Autonomisti per Sciumé e Noi Sciumé. I due tunisini hanno accettato e formeranno il nuovo gruppo Responsabili d’Oltremare-Amici di Sciumé, dimettendosi per correttezza da Al Qaeda. Ancora incerta la posizione della mafia, divisa al suo interno: alcune cosche propongono di imporre il pizzo ai profughi, altre di ucciderli chiedendo il pizzo alle pompe funebri.
 
Emilia-Romagna. La tradizionale rete di solidarietà sociale della regione rossa per eccellenza si è mobilitata per fare fronte all’emergenza. Gli asili nido di Reggio Emilia, famosi nel mondo per la didattica avanzatissima, ospitano qualche centinaio di ventenni tunisini, molto contenti del vitto, ma di difficile integrazione quando gli si chiede di cantare "Il pulcino ballerino" battendo le mani. Le discoteche gay di Rimini hanno messo a disposizione 20 posti da cubista, ma i clienti si lamentano perché i nuovi assunti non capiscono le avances sessuali in italiano, e quando le capiscono li accoltellano.
 
Lazio. A Roma sono già arrivati 20 mila tunisini, 5 mila algerini, mille libici e una famiglia bielorussa, che ha approfittato della confusione. Ma l’impatto con la città è stato molto modesto, perché il casino è già tale che i nuovi arrivati passano inosservati.
 
Berlusconi. Il progetto del ponte Tunisi-Lampedusa (una sola campata), promesso dal premier a una decina di leader arabi nel corso di una degustazione di vini rossi a Casablanca, mette in imbarazzo il governo. "Le polemiche sono strumentali", reagisce Berlusconi, "perché il ponte prevede i due sensi di marcia, c’è chi arriva e c’è chi parte. Oltretutto i clandestini arrivano sui barconi, e anche un cretino può capire che un barcone non è in grado di viaggiare su un nastro d’asfalto". Pare comunque che il progetto fosse tecnicamente irrealizzabile: la rotatoria con deviazioni per Napoli e Tripoli prevista al centro del canale di Sicilia non offriva le necessarie garanzie di stabilità. 
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